Cosa fa un futuro ingegnere biomedico a Imola Informatica, una società di consulenza IT per il business? Sembrano due mondi diametralmente opposti, e invece grazie al mio tirocinio ho trovato modo di acquisire le competenze che cercavo.

Sono un laureando di Ingegneria Biomedica all’Università di Bologna. Uscito dal liceo Scientifico-Tecnologico, ho scelto questa branca di ingegneria per il forte carattere interdisciplinare che poteva offrire. Per sua natura, le materie trattate erano principalmente di origine elettronica, ma non mancavano ovviamente nozioni di meccanica, approcci base al management del comparto ospedaliero e anche alla programmazione di base.

Mano a mano che avanzavo nella carriera universitaria e mi informavo sul mondo dell’industria ospedaliera, ho notato come anche questa fosse simile al “normale” mondo business. Il passaggio all’industria 3.0 ha rivoluzionato anche il mondo della clinica e della diagnostica, per esempio tramite tutti gli approcci per bioimmagini, e inevitabilmente vedo che tutto il settore tende a muoversi in direzione dell’industria 4.0.

Ormai è un dato certo che lo sviluppo software diverrà sempre più centrale nella quotidianità lavorativa di un ingegnere, e non solo informatico. Anche il mondo degli ingegneri biomedici, fuori dai grandi poli di Ingegneria Clinica del SSN, non è molto diverso da quello di un ingegnere elettronico o dell’automotive con ruoli interdisciplinari. Da qui la scelta di intraprendere un tirocinio extracurricolare, al di fuori dell’offerta universitaria.

Entrato in tirocinio a Imola Informatica non credevo avrei assunto un ruolo attivo nello sviluppo e coding del progetto. La mia più grande paura era quella di non aver un bagaglio accademico adeguato, e mi aspettavo più un ruolo da osservatore, magari dando il mio contributo solo in casi particolari.

Invece sono stato seguito nello studio, o piuttosto indirizzato ad uno studio autonomo quando incontravo difficoltà, sviluppando e incentivando non di poco le capacità di problem solving, come nello svolgere esercitazioni individuali per imparare ad usare sistemi di versioning o la tecnologia dei container, o affrontare problemi quotidiani con sistemi operativi in cui non ero navigato (ad esempio Linux che non riconosce la pen drive).

Il tirocinio in Imola Informatica mi ha permesso di sviluppare quelle competenze che mi sembravano mancare nel mio bagaglio accademico, e che ritengo indispensabili per il futuro di qualsiasi ingegnere, anche se apparentemente non collegate. Oltre alle nuove nozioni di IT, ad esempio, ho anche scoperto i metodi di DevOps, che concettualmente possono essere applicati a tutte le branche di ingegneria, e penso saranno indispensabili negli ambiti interdisciplinari dove potrò lavorare in futuro.

Fare i primi passi verso il mondo del lavoro può risultare difficile per un ambito interdisciplinare non perfettamente inquadrato. Per questo consiglio un tirocinio, come il mio a Imola Informatica, anche a tutti i neo-laureati di ingegneria Biomedica.